Genitorialità
Le organizzazioni sono state tradizionalmente luoghi che incoraggiano le persone a presentarsi con un’identità strettamente «professionale», lasciando fuori dalla porta altre parti di sé (F. Laloux), in particolare quella familiare. Viene imposta l’idea che le persone, in particolare neogenitori, debbano mostrare, dimostrando determinazione e forza, una super eroica tenuta (instancabili, onnipotenti, onnipresenti e risolutori, multitasking), ... nascondendo, dubbi, fragilità, paure, insicurezze e fallimenti. Indossare la maschera di una sicurezza spesso irreale, che li isola e li frustra.
L’idea di una genitorialità centrata sulla ragione che prevale sulle emozioni, queste ultime viste come inadeguate, inopportune, spesso attribuite al femminile, non adeguate al contesto al luogo di lavoro e ai ruoli. Viene richiesta e promossa l’idea di individui SPACCATI a metà (lavoro vs famiglia) e capaci di mantenere ben SEPARATI gli ambiti e non farli influenzare.
IL DENTRO E IL FUORI NON SONO PIU’ SEPARATI, ma vengono supportati al riconoscimento e alla continuità, fino alla pienezza di un individuo genitore e lavoratrice/tore, nei talenti e nella crescita necessaria affinché possa essere fermo e dinamico al contempo, ragionevole e coinvolto, stanco e capace di ritrovare energia e forza, in dialettica e in allineamento costante. Appunto integrato.